giovedì 3 marzo 2016

Racconto di Nando Farina, allevatore

Si legge spesso sui siti vegan-animalisti che gli allevatori maltrattano i loro animali e che questi patiscono atroci sofferenze. A questo proposito, ho chiesto ad un mio amico allevatore di raccontarsi e di descrivere il suo lavoro, così che tutti possano capire davvero cosa c'è dietro questo affascinante mestiere e di smentire una volta per tutte queste menzogne infamanti. Ecco il suo racconto:

"Mi presento: sono Dario Perucca (Nando Farina nome d’arte su FB) ho 34 anni,  vivo a Trinità, paesino di 2000 anime in provincia di Cuneo. Sono un allevatore, ebbene sì!!! Arrivo da una famiglia con radici agricole profonde: la nostra cascina risale al 1905, composta da due famiglie, con 11 persone, 5 mucche piemontesi (o meglio, 5 trattori con la coda usati nei campi per arare e seminare) 10 galline e 6 ettari di terra… Vabbè, andiamo avanti!.. Allevo.. sì.. allevo perché mi piace, o forse perché mio padre e mia madre sono riusciti a farmi innamorare di questo lavoro. Ho 100 mucche, tutte di razza piemontese (la miglior razza da carne in Italia e forse nel mondo) e relativi figli e figlie, che nascono da quest’ultime e cerco di far crescere in maniera diversa dagli allevamenti tradizionali, per un totale di 250 capi. Hanno tutti un nome sull’auricolare… sì, li riconosco ad uno ad uno e so chi è la mamma!.. Passando 6 ore in stalla tutti i giorni non è una cosa fuori dal normale riconoscere la mucca Papera, Pappa, Lince, Nuvola, Uganda ecc… Vi farà ridere, ma io sto con loro e le seguo per cercare i migliori esemplari che seleziono e che saranno poi i riproduttori del domani. E il toro?  I tori sono Udin e Nevaio, che quest’anno compie 9 anni di allevamento e non sbaglia un colpo!! Nel periodo invernale quando le mucche non sono fuori al pascolo, ma nella stalla libere al calduccio, effettuo anche la fecondazione artificiale per il miglioramento genetico della mandria. Libere!! Sì, libere assolutamente: i nostri esemplari sono liberi in estate e in inverno… questo è benessere!!


Toro piemontese

Ogni volta che alimento un bue piemontese penso che quello che mangia lui lo devo mangiare anche io… Quindi io mangio i fiocchi di fave, orzo, mais, le carrube, le germe di grano e i semi di lino!! Sì, li mangio e se non ci credete venite  a trovarmi e mi vedrete mangiare quello che mangiano i miei animali. Sono prodotti genuini e non sono nè acidi come può essere un silos mais, nè amari come può essere un integratore minerale per sviluppare in maniera più veloce la crescita dell’animale.

Le uova i miei buoi se ne mangiano una al giorno, crude così… son proteine nobili e naturali e il guscio contiene il calcio che rinforza le ossa di questo animale stupendo… sua maestà il bue grasso di Carrù… 100 anni di storia per un prodotto pregiato e d’elite,  che conoscono solo i palati carnivori più raffinati!!

Il bue grasso di Carrù


Il fieno è il profumo e l’aroma che noterete poi su una tartare (sì, la carne annusatela prima di condirla, massaggiatela quando la condite e non usate condimenti stratosferici: la carne è buona “nuda” se è veramente buona!!)
Allevare è fatica e amore.. Si lavora 7 giorni su 7 e anche a Natale, se una mucca partorisce, te allevatore ci devi essere, lì pronto per capire se ce la fa da sola o se devi intervenire.
Nascono a tutte le ore e il parto è spesso complicato. La mamma del nuovo arrivo (peso 40kg) potrebbe non farcela senza il nostro aiuto. Il piccolo prende subito il  colostro dalla sua mamma entro un'ora dalla nascita così da creare anticorpi naturali.

Vitello appena nato



Il primo mese di vita è il più difficile, la razza piemontese è tra le più delicate. AMOR, questo è il nome del vitello, dovrà superare diarree virali e sinciziale bovino (virus che colpisce i polmoni). L'anno scorso ho perso 15 vitellini come lui su 70 parti. Ero molto triste, perché con mia mamma ci impegniamo al massimo ma in quei casi c'è poco da fare. Non ci piace vaccinare tanto e usare antibiotici, perché voglio la carne genuina dei miei esemplari, quindi devi accettare più mortalità... è duro a dirsi ma è così.



AMOR ha superato le prime fasi critiche e ha fatto la sua poppata con grande appetito



Allevare è cultura… riconoscere i profumi dei fiocchi, dei fieni, la dolcezza della carruba, la crusca che sia a foglia larga, il mais che non sia concimato con fertilizzanti chimici..
Allevare è mantenere l’ambiente bello… le mucche tengono verdi e pulite le colline e le montagne. Brucano l'erba e con il loro letame fanno nascere dei fiori bellissimi e molto profumati nei prati dove falciamo il fieno..

Molte volte più che allevatore mi sento un vignaiolo che coltiva la sua vite per trarne vino buono, che lo emozioni quando lo racconta e lo ripaghi di piacere quando lo sorseggia.
La carne deve esserlo ancor di più: è il sacrificio sì di un animale che ha avuto una vita lunga (un bue vive fino a 8 anni) dignitosa nel benessere, ma nello stesso tempo è una fonte di proteine nobili che oggigiorno non si trovano più. Non mi dilungo avrei altre mille cose da dire ma per ora mi fermo qua e corro ad allevare con gioia e passione, perché a me la carne piace!!".


Che dire? Dal suo racconto si riesce a percepire il forte sentimento d'amore con cui da anni lui e la sua famiglia fanno questo lavoro, che non è un lavoro qualsiasi.. è tutta la sua vita! Lui ama i suoi animali, che stanno bene e mangiano genuino, garantendo un prodotto di qualità eccezionale. Purtroppo però per riuscire a mantenere questi standard Nando (ormai io lo chiamo così) :) sta attraversando molte difficoltà.


"È vero, stiamo chiudendo.  Fatico ogni giorno per tirare avanti. Ringrazio mio padre e mia madre che mi aiutano perché un operaio non posso permettermelo, visto il poco reddito che c'è. Chi cerca di fare una carne diversa sul mercato è più tartassato dalla concorrenza. Io non do soia (altrimenti la carne fa acqua), né insilati e integratori. Spendo molto nell'alimentazione dei miei capi, che hanno come minimo 4 anni di allevamento liberi (si chiamano buoi). Poi quando hai un prodotto "super" da vendere abbassi la testa e lo vendi/svendi... perché? La carne di qualità rispetto al vino non possiamo esportarla... mentre ci sarebbe bisogno proprio di questo. In Italia import si... export no.. Non è giusto. I nostri allevamenti sono una nicchia di qualità e si trovano in concorrenza con paesi che importano carne che... boh... non si sa... Poi non si vuole l'etichettatura... perché la gente sull'etichetta legge un codice del macello, laboratorio ecc... ma la gente deve conoscere  anche il nome dell'allevamento e dove si trova questo allevatore... vabbè chiudo qua lo sfogo e dico che continuerò ad allevare ma sicuramente delle cose dovranno cambiare!"

Questa problematica è stata messa in evidenza anche in un articolo scritto dal giornalista e medico veterinario Angelo Gamberini su Carni Sostenibili che invito a leggere cliccando QUI.

Dal canto suo, Nando ce la metterà tutta per continuare ad allevare e a garantire prodotti di qualità. Lui partecipa anche a concorsi, fiere e organizza eventi per far conoscere il suo allevamento.  
A questo proposito vi invito a visitare il sito della sua azienda e i suoi prodotti, che sono acquistabili anche online, cliccando qui: http://www.ceruttilauramaria.it/

Grazie Nando per questa tua testimonianza, è importante che la gente sappia riconoscere la carne "diversa", perché lenta a ingrassare e quindi insuperabile dal punto di vista qualitativo, nutrizionale e organolettico. Ma soprattutto allevata, controllata e gestita con il cuore.



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